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Da Matazari a Mananjary…
Spinto dalla bella esperienza di volontariato vissuta in Romania quest’estate avevo un desiderio convinto di provarci di nuovo magari perché no da un’altra parte. Grazie ad un giro di passaparola, quando ormai sentivo di aver perso le speranze, a luglio ho ricevuto quella telefonata al cardiopalma che mi ha annunciato la possibilità di partire..per dove?..Madagascar!!
Così, alle ore 23 del 14 agosto, mi trovo a trascorrere la prima notte a Tananarive presso l’episcopato da padre Christof. Al risveglio ad aspettarmi, Modeste, responsabile Malgascio della casa Tsara Zaza a Mananjary, mia guida fedele, premurosa ed inesauribile di tutta questa avventura. Con Julien al volante del pulmino, si parte! Direzione sud! 600 chilometri tra altopiano di terra rossa e foresta pluviale ci aspettano!!!! |
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L’associazione italiana di Torino a cui devo la fortuna di questo viaggio si chiama “Costruire Insieme” e da anni opera in Madagascar nella zona della cittadina di Mananjary sulla costa orientale. Lavora a stretto contatto con i padri e le suore missionarie del posto e si occupa principalmente di provvedere alla cura, all’istruzione e all’educazione di bambini e bambine che per via di alcuni disagi non possono vivere e crescere nei propri villaggi e a garantire un servizio di assistenza sanitaria e ambulatoriale la dove in pratica non esiste. Il centro Tsara Zaza (bambini belli) a Mananjary che oggi ospita circa 25 bimbi da 0 a 12 anni è nato proprio per questo scopo, così come anche l’ambulatorio di Ambohitsara villaggio di sole capanne situato a circa 50 km da Mananjary lungo il canale del Pangalana. Case costruite grazie alla fede congiunta di volontari, religiosi e uomini e donne malgasci.
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Nei giorni trascorsi a Mananjary, ho potuto vivere una fettina del mondo di Tsara Zaza, con i suoi dolcissimi e vivacissimi bimbi, con i quali ho giocato a più non posso e i simpatici e sorridenti collaboratori malgasci. Tsara Zaza è un po’ come un’ampia famiglia, aperta ed accogliente, dove i bimbi hanno la possibilità di ricevere assistenza e di crescere serenamente. L’ambiente è perfetto, oltre alla casa vivibile e confortevole, c’è un ampio giardino che offre la possibilità di giocare e riposare, e un grande terreno, dove da poco si coltivano vaniglia, ananas, banani, e altra frutta che offre la possibilità di apprendere la coltivazione della terra, che in Africa è requisito fondamentale, come fonte di approvvigionamento per proprio fabbisogno e guadagno. Certo i problemi dei bambini sono gravi, disabilità fisiche, psichiche e disagi famigliari, per cui la sfida è enorme. |
Ad Ambohitsara, invece, dove sono stato per tre giorni, ho avuto modo di osservare la vita dura, semplice e povera di un villaggio tipico africano, da cui in pratica proviene la maggior parte dei bambini di Tsara Zaza. Qui ho visitato il centro medico dell’associazione, presso cui lavora un infermiere malgascio, che funge principalmente da ambulatorio e farmacia ma è anche attrezzato per preparare alcuni farmaci e svolgere alcune piccole operazioni chirurgiche. Purtroppo però manca ancora la figura stabile di un medico. Qui ho potuto partecipare a tre giorni intensi di pellegrinaggio per la festa dell’Assunta che si sono conclusi con una bellissima celebrazione in un contesto allegro e festoso tra le palme da cocco.
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..Il 26 Agosto, dopo una nottata di Taxi Brousse, mi trovo nuovamente all’Episcopato di Tananarive; sono stanco si, ma il cuore e la mente li sento come rinnovati e freschi di nuovi sentimenti, immagini, musiche e colori, sorrisi, attimi, domande, che vorrei non scordare mai e poter raccontare e condividere ; c’è ancora il tempo per una visita a Tana e per godere e scambiare gli ultimi pensieri col caro Modeste e poi..si torna a casa!!
La povertà della gente di questa terra è realtà concreta e si respira ovunque, l’elettricità in pratica non c’è, infrastrutture e condizioni igieniche sono carenti, manca l’acqua nelle case, l’istruzione è al minimo, esistono tuttora credenze tribali selvagge, sono ancora molto diffuse malattie come malaria e tubercolosi, vermi intestinali, malnutrizione, natalità incontrollata, disoccupazione, mezzi di trasporto pochi, fatiscenti e costosi, vie di comunicazione precarie, poca informazione. |
Colpisce vedere donne fare il bucato e la toelette nei corsi d’acqua e cucinare su carbonelle, uomini cavallo che si guadagnano la giornata trainando risciò, bambini scalzi giocare per le strade impolverate oppure accudire mandrie di zebù o vendere al mercato. Ma colpisce e affascina la semplicità di questa vita dura ed essenziale a cui noi non siamo più abituati, scandita dal giro degli astri; una simbiosi con la natura e i suoi frutti che si coglie nelle migliaia di piedi nudi che instancabilmente percorrono distanze infinite a puro contatto con essa. I bambini sono ovunque perché tantissimi, almeno cinque per famiglia e mi ha stupito come siano educati e rispettino il ruolo dell’adulto.
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Gli adolescenti sono presto uomini o donne responsabili pronte a sposarsi e mettere su famiglia. Nei villaggi , ho percepito un senso di comunità e di aiuto reciproco, un’atmosfera felice, sorridente e cordiale anche tra religioni differenti. Ho notato che non esiste la pigrizia! Credo che in Africa non si possa essere pigri nemmeno se pigri si nasce! Si impara fin da piccoli a darsi da fare, insomma.
Stando con i bimbi di Tsara Zaza, mi sono anche reso conto di quanto siano creativi. I giochi loro se se li creano o li usano in tutte le salse e lo fanno con una facilità estrema; un semplice palloncino è stato usato per fare orecchini, anelli, chewing gum e persino una fionda; e quanto restano gioiosi quando ricevono una caramella! Non si butta via nulla perché tutto può venire utile. |
Volendo fare un’analisi di questo mio viaggio, in realtà concretamente sento di non aver fatto proprio nulla di straordinario, però sono convinto che anche solo per avere condiviso frazioni di felicità abbia contribuito a regalare un tassello di speranza in più nei cuori di chi ho incontrato; spero pertanto di poter continuare così. Inoltre ho avuto un’ennesima conferma del fatto che tante sono le persone che gratuitamente collaborano per produrre bene e che lottano senza tregua per cristallizzare questi sogni di speranza e ottimismo. Ringrazio di cuore Elodie e Fabrizio per il passaparola, Cinzia dell’associazione “fihavanana” che mi ha annunciato e ‘vidimato’ la possibilità di partire, Laura, responsabile dell’associazione “Costruire Insieme”, perchè da dietro le quinte ha organizzato nei minimi dettagli il mio viaggio e per la sua infinita passione, Modeste il mio angelo custode, tutti i bambini favolosi di Tsara Zaza ai quali dedico questa magnifica esperienza, gli abitanti di Ambohitsara, le suore operanti in loco e i missionari polacchi, il Madagascar per lo scenario incantevole…e naturalmente il regista indiscusso, Dio, che, come l’incessante dolce fragore dell’oceano di Mananjary, è stato sempre presente, nella fede invincibile delle persone che ho incontrato, nelle preghiere prima e dopo i pasti, in quelle che mi accompagnavano dall’Italia, negli sguardi dei bimbi di Tsara Zaza, nei canti dei villaggi di Ambohitsara, nelle sere trascorse da solo, nella strada percorsa… ..Un oceano che non smetterà mai di far sentire la sua voce!!.. Davide
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